I dieci anni del marchio per i manufatti in plastica riciclata

 

Acquisti Verdi dedica l'intervista di dicembre a Cristina Poggesi, dal 2006 è Segretario di IPPR – Istituto per la promozione delle Plastiche da Riciclo, del quale coordina le attività. Ha una approfondita conoscenza delle tematiche legate al riciclo dei polimeri in relazione alla legislazione nazionale e comunitaria. L'intervista è di Paolo Fabbri.


AV: Per quale ragione il comparto produttivo che  IPPR rappresenta ha sentito l’esigenza di definire un marchio sui manufatti in plastica riciclata?

CP: Fino a non molti anni fa c’era la percezione che la plastica non fosse riciclabile, quando invece, semplicemente, non veniva avviata a riciclo perché non si faceva la raccolta differenziata. Altra opinione diffusa era che la plastica raccolta separatamente venisse poi rimescolata con gli altri rifiuti, vanificando così gli sforzi dei cittadini. Con l’introduzione degli obiettivi di riciclo e l’organizzazione dei Consorzi anche la plastica ha potuto finalmente dimostrare quanto vale: in Italia abbiamo impianti all’avanguardia, che forniscono materiali recuperati alle più svariate attività di trasformazione.

Il marchio ,Plastica Seconda Vita (che sta per “compiere” dieci anni) è servito a trasmettere questo valore, a sfatare falsi miti e a dimostrare che la plastica non solo è riciclabile ma è anche riciclata, permettendo a cittadini e Comuni di riconoscere da un lato il frutto del proprio impegno nella raccolta differenziata e dall’altro i manufatti in plastica riciclata che possono rientrare nel Green Public Procurement.

AV: Come si ottiene il marchio ,Plastica Seconda Vita?

CP: Per ottenere il marchio ,Plastica Seconda Vita (che è una certificazione ambientale di prodotto) è necessario che i materiali e i prodotti che si vogliono certificare contengano le percentuali di plastica riciclata indicate nel nostro disciplinare (si va dal 30% previsto per alcune applicazioni fino a percentuali prossime al 100%).  Oltre che sul contenuto di riciclato il marchio si basa sulla tracciabilità: l’azienda interessata deve poter dimostrare che i materiali impiegati sono stati effettivamente sottoposti a un processo di recupero.

L’iter di certificazione prevede una prima fase “documentale” e successivamente una verifica presso l’azienda da parte di uno degli enti di certificazione da noi autorizzati. Questa verifica viene poi ripetuta ogni anno.

IPPR è a disposizione degli interessati per fornire tutte le informazioni necessarie.

AV: Quali sono i settori in cui il marchio ,Plastica Seconda Vita si è maggiormente diffuso?

CP: Senza alcun dubbio i prodotti per l’arredo urbano e per la raccolta rifiuti (cassonetti, sacchi, campane, compostiere) rappresentano la grande maggioranza dei manufatti a marchio PSV. Mi preme però sottolineare che sono moltissimi anche i materiali certificati: questo non solo è di supporto alla tracciabilità lungo tutta la filiera, ma dimostra anche quanto i riciclatori – che sono un po’ i “genitori” di tutti i manufatti in plastica riciclata - tengano a qualificare i propri prodotti.
AV: Gli acquisti della pubblica amministrazione stanno contribuendo alla crescita del mercato dei prodotti a marchio PSV?  

CP: Per alcune realtà (pensando ancora ai settori citati prima) la relazione tra GPP e PSV è matura e consolidata. Dobbiamo ancora lavorare molto perché si arrivi allo stesso grado di confidenza per quanto riguarda altre tipologie di prodotto, facendo conoscere agli enti pubblici la vasta offerta di manufatti in plastica riciclata che possono rientrare nei loro acquisti: talvolta è solo una questione di conoscenza! In tal senso noi siamo a disposizione della Pubblica Amministrazione per offrire il nostro supporto tecnico, anche grazie alla collaborazione con AcquistiVerdi.it e il progetto di formazione 400oreGPP.

AV: Quali sono le ipotesi di sviluppo per il marchio?

CP:Quest’anno abbiamo lavorato molto per approfondire e divulgare le conoscenze in tema di plastiche da riciclo a contatto con gli alimenti: a questa particolare tipologia di imballaggi è dedicata una specifica procedura di certificazione PSV. È un settore ancora di nicchia, e proprio per questo è importante far capire al consumatore che la plastica è un materiale così regolamentato e ampiamente testato che, anche riciclata, è idonea al contatto con gli alimenti.

Per quanto riguarda il futuro abbiamo stipulato accordi con altri due organismi di certificazione, oltre al nostro partner storico, in modo da rendere più agevole l’accesso al marchio PSV da parte delle aziende interessate. E non possiamo che andare in questa direzione, anche perché il marchio è in fase di accreditamento.

E poi…e poi abbiamo in mente molti progetti, ma ve li racconto la prossima volta!

Fonte: Acquisti Verdi